tremontiLa nascita della banca del mezzogiorno, voluta fortemente dal ministro dell’economia, è quanto mai controversa.

Fitto, ministro degli Affari Regionali, che doveva essere il ministro di concerto insieme al quale presentare il provvedimento, non ha firmato il ddl ed ha chiesto che fossero messe a verbale le sue osservazioni critiche.

Un parto estremamente difficile quello della banca del mezzogiorno, la quale rischia seriamente di non uscire mai dalla sala maternità.

La paura del consiglio dei ministri (all’interno del quale si è acceso un aspro dibattito) è che  la Banca del Mezzogiorno sia l’inizio di una enorme macchina mangia-soldi, ma Tremonti ha assicurato che lo Stato avrà solo un ruolo di socio promotore, sottoscriverà una quota simbolica e poi uscirà, lasciando la neonata banca a reggersi sulle proprie gambe.

La “quota simbolica” dello stato sarà di 5 miliardi previsti dal decreto 112 (anticrisi). Ma tremonti avvisa che lo stato potrebbe non metterci nemmeno un euro poichè gli ufficio postali e le banche di credito cooperativo (che fanno parte dei soci bancari di questa impresa) faranno il grosso del lavoro.

Certo, una fiscalità di vantaggio (con un’aliquota del 5%) potrebbe essere utile alle aziende ed all’imprenditoria del sud, ma Tremonti si scorda di alcune piccole realtà del sud, come ad esempio le infiltrazioni mafiose nelle aziende e nelle ditte… Lo stato ci mette 5 miliardi… vedremo se il progetto voluto da Tremonti darà risultati o sarà come buttare 5 miliardi dalla finestra.