banco-postaNon sappiamo se bancoposta sia o meno informata della class action che stiamo organizzando.

Quello che sappiamo però è che alcune persone che hanno aderito in questi giorni alla nostra iniziativa, hanno ricevuto contatti dalle poste italiane (sino ad ora completamente silenziose) che hanno fatto sapere, in diverse lettere scritte da avvocati, che gli utenti non avevano diritto al rimborso poiché le difese internet di BancoPosta sono all’avanguardia e quindi se ci sono stati dei furti di denaro da parte di malintenzionati è solo colpa degli sprovveduti correntisti di BancoPosta…i quali, cadendo in vari tranelli telematici, hanno rivelato la propria password di accesso ai ladri.

Quando però i clienti sono sicuri di non essere caduti in truffe raggruppabili con la definizione di phishing, allora le poste, più che essere certe della propria invulnerabilità, dovrebbero porsi qualche domanda… senza contare poi che i soldi vengono sottratti con postagiro, spesso destinati a postepay o altri conti bancoposta.

Per questo motivo si rende necessario un confronto tra i clienti truffati e le poste, nel quale i clienti possano esibire le prove tangibili che nessuna operazione da loro compiuta ha fatto ottenere le password del conto ai ladri.

BancoPosta parte con l’idea che il cliente al quale sono stati sottratti i soldi abbia sbagliato o peccato di leggerezza. Ma in molti casi è dimostrabile il contrario…